martedì 4 novembre 2014

Geminello Alvi. Le seduzioni economiche di Faust. L'imprenditore, il consumatore, il lavoratore, ognuno a suo modo, inseguono l'identica Magia che seduce Faust, e gli fa obliare se stesso in uno Streben che non ha mai fine e nel quale tutto si confonde con prepotenza. Il capitalismo è questo Faust sedotto da una manipolazione mercantile di tutto, che vuole solo estendersi. La seduzione della fretta, di tutto misurare nel giuoco all'accumulo, della potenza ricreativa, domina un'economia che nulla nell'Epoca moderna riesce a frenare. La conoscenza di questo capitalismo com'è, nelle seduzioni che patisce e nello slancio che l'anima, è un compito del quale le naturali scienze economiche di Quesnay e dei suoi successori sono per scelta lontane.



L'imprenditore, il consumatore, il lavoratore, ognuno a suo modo, inseguono l'identica Magia che seduce Faust, e gli fa obliare se stesso in uno Streben che non ha mai fine e nel quale tutto si confonde con prepotenza. Il capitalismo è questo Faust sedotto da una manipolazione mercantile di tutto, che vuole solo estendersi. La seduzione della fretta, di tutto misurare nel giuoco all'accumulo, della potenza ricreativa, domina un'economia che nulla nell'Epoca moderna riesce a frenare. La conoscenza di questo capitalismo com'è, nelle seduzioni che patisce e nello slancio che l'anima, è un compito del quale le naturali scienze economiche di Quesnay e dei suoi successori sono per scelta lontane.
Geminello Alvi, "Le seduzioni economiche di Faust" (Adelphi, 2014, p. 15)




Brian Weiss, Messaggi dai Maestri. "Me lo ha fatto fare il diavolo." Che potente proiezione! L'idea di non essere noi responsabili delle nostre azioni è attraente: è estremamente conveniente avere qualche forza superiore da incolpare. Alcune persone incolpano la sorte. Sebbene le nostre vite viaggino lungo percorsi predeterminati, il fato non è responsabile delle nostre azioni; noi abbiamo il dovere di assumerci la piena responsabilità per la nostra condotta negativa e dannosa, così come per il nostro comportamento positivo e amorevole. Nessun altro ci può sostituire in questo. Nessun demonio può nuocervi e, fondamentalmente, nessun guru vi può salvare. I guru, o la guida interiore per chi si sia messo in contatto con essa, possono insegnarci le abilità e le tecniche, possono accrescere la nostra comprensione della vita, della morte, e dei livelli spirituali e aiutarci a rimuovere paure e ostacoli; possono anche indicare l'entrata, ma siamo noi che dobbiamo varcare la porta.


"Me lo ha fatto fare il diavolo." Che potente proiezione! 
L'idea di non essere noi responsabili delle nostre azioni è attraente: è estremamente conveniente avere qualche forza superiore da incolpare. 
Alcune persone incolpano la sorte. Sebbene le nostre vite viaggino lungo percorsi predeterminati, il fato non è responsabile delle nostre azioni; noi abbiamo il dovere di assumerci la piena responsabilità per la nostra condotta negativa e dannosa, così come per il nostro comportamento positivo e amorevole. Nessun altro ci può sostituire in questo. 
Nessun demonio può nuocervi e, fondamentalmente, nessun guru vi può salvare. I guru, o la guida interiore per chi si sia messo in contatto con essa, possono insegnarci le abilità e le tecniche, possono accrescere la nostra comprensione della vita, della morte, e dei livelli spirituali e aiutarci a rimuovere paure e ostacoli; possono anche indicare l'entrata, ma siamo noi che dobbiamo varcare la porta. 
Brian Weiss, Messaggi dai Maestri

giovedì 30 ottobre 2014

L'horror prima dell'horror, dieci quadri da paura. La prima immagine che vi proponiamo non è quella di un quadro, ma di unaminiatura del XV secolo tratta da un manoscritto della Historia di Guglielmo di Tiro e rappresenta la morte di Rinaldo di Chatillon. La bellezza della miniatura è pari alla truculenza della storia che racconta. Nemico numero uno dell’Islam ai tempi delle crociate, fu il peggiore degli incubi per i mussulmani caduti nelle sue mani. Era bello, forte e coraggioso, ma anche arrogante, temerario, crudele, insofferente ad ogni autorità e soprattutto molto ambizioso. Usò la sua avvenenza per sedurre donne di potere, la sua astuzia per affrontare avversari come i più grandi capi carismatici dell’Islam, Nur ed Din eSalah ed Din, la sua intelligenza per studiare il pensiero islamico in modo da essere perfettamente preparato contro il nemico. L’arroganza gli fu fatale: cercò di trafugare la salma del Profeta Maometto per esigere una tassa ad ogni fedele islamico che volesse visitarla. La sua missione fallì, venne catturato e, al cospetto di Salah ed Din, ebbe un atteggiamento talmente sfrontato che indusse il sultano a colpirlo con la scimitarra, tra la spalla e il collo, che infine diede l'ordine di decapitarlo. La testa fu trascinata per tutti i suoi territori ed esposta a Damasco.

L'horror prima dell'horror, dieci quadri da paura


Halloween è alle porte e se è vero che per molti è solo una festività scimmiottata dall’America (che peraltro a sua volta l’ha ereditata dall’Europa) è altrettanto vero che può offrire stimoli per intraprendere percorsi alternativi nell’infinito universo della storia dell’arte. Abbiamo creato una speciale galleria dei quadri più macabri e spaventosi che ci hanno emozionato, spaventato e affascinato, ve la proponiamo qui di seguito:

In realtà la prima immagine che vi proponiamo non è quella di un quadro, ma di unaminiatura del XV secolo tratta da un manoscritto della Historia di Guglielmo di Tiro e rappresenta la morte di Rinaldo di Chatillon. La bellezza della miniatura è pari alla truculenza della storia che racconta. Nemico numero uno dell’Islam ai tempi delle crociate, fu il peggiore degli incubi per i mussulmani caduti nelle sue mani. Era bello, forte e coraggioso, ma anche arrogante, temerario, crudele, insofferente ad ogni autorità e soprattutto molto ambizioso. Usò la sua avvenenza per sedurre donne di potere,  la sua astuzia per affrontare avversari come i più grandi capi carismatici dell’Islam, Nur ed Din eSalah ed Din, la sua intelligenza per studiare il pensiero islamico in modo da essere perfettamente preparato contro il nemico. L’arroganza gli fu fatale: cercò di trafugare la salma del Profeta Maometto per esigere una tassa ad ogni fedele islamico che volesse visitarla. La sua missione fallì, venne catturato e, al cospetto di Salah ed Din, ebbe un atteggiamento talmente sfrontato che indusse il sultano a colpirlo con la scimitarra,  tra la spalla e il collo, che infine diede l'ordine di decapitarlo. La  testa fu trascinata per tutti i suoi territori ed esposta a Damasco.

Questa scena terrificante è un particolare del l'Inferno, un affresco del 1410 di Giovanni da Modena che si può ammirare nella Basilica di San Petronio a Bologna. Si trova nella cappella Bolognini e rappresenta in assoluto uno dei complessi pittorici più importanti che siano sopravvissuti dell'età tardogotica.


Il Trionfo della Morte è un affresco staccato (600x642 cm) conservato nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis a Palermo. Oltre ad essere uno dei migliori dipinti su questo tema, è l'opera più rappresentativa della stagione "internazionale" in Sicilia, culminata durante i regni di Ferdinando I (1412) e di Alfonso d'Aragona (che nel 1416 fece di Palermo la sua base per la conquista del Regno di Napoli). Non si conosce il nome dell'autore (indicato come un generico Maestro del Trionfo della Morte) e viene datato al 1446 circa. Il tema del trionfo della Morte si era già diffuso nel Trecento, ma qui viene rappresentato con una particolare insistenza ossessiva sui temi macabri e grotteschi di crudele espressività, una caratteristica rara in Italia che ha fatto pensare alla mano di un maestro transalpino. Tra i nomi proposti c'è quello del borgognone Guillaume Spicre.
Molte opere  di Hieronymus Bosch  sono estremamente inquietanti. Questo è un particolare de Il Giardino delle delizie, un trittico a olio su tavola, databile 1480-1490 circa e conservato nel Museo del Prado di Madrid. Le tre scene del trittico aperto sono probabilmente da analizzare in ordine cronologico da sinistra verso destra, per quanto non vi sia la certezza di questa lettura. Il pannello di sinistra rappresenta Dio quale perno dell'incontro tra Adamo ed Eva; quello centrale è una vasta veduta fantastica di figure nude, animali immaginari, frutti di grandi dimensioni e formazioni rocciose; quello di destra, a cui appartiene il particolare che vi proponiamo, è invece una visione dell'Inferno e rappresenta i tormenti della dannazione.  Sullo sfondo si vede una città assediata, mentre in primo piano un mondo dominato dalle tenebre si rivela preda di demoni ed altre strane creature intente a tormentare e torturare gli esseri umani, spesso a causa dei loro vizi (sono identificabili una superba, un avaro, un goloso e dei lascivi) e spesso tramite strumenti musicali. L’opera è oggi conservata al Museo del Prado di Madrid.
Un altro Trionfo della morte. Questo è uno dei capolavori di Pieter Bruegel il Vecchio, capostipite di una famiglia di celebri e importanti pittori fiamminghi. Conservato al Prado è ispirato all'omonimo affresco che Bruegel aveva visto a Palermo a cui però si aggiunge il tema della danza macabra, nato in nord Europa per esorcizzare la paura delle epidemie. Nella sua opera, datata 1562, è raffigurata una città devastata dall’arrivo dell’armata della morte, composta da scheletri con falce che mietono vittime tra la popolazione di tutti gli strati sociali, in maniera fantasiosamente macabra.
Non ha bisogno di grandi spiegazioni l'opera di Caravaggio, Giuditta e Oloferne, realizzata nel 1599 e conservato nella Galleria nazionale di arte antica di Roma. Il dipinto fu commissionato dal banchiere Ottavio Costa, che lo raccomandò caldamente ai suoi eredi nel suo testamento. In questo quadro Caravaggio rappresenta l'episodio biblico della decapitazione del condottiero assiro Oloferne da parte della vedova ebrea Giuditta, che voleva salvare il proprio popolo dalla dominazione straniera. Giuditta è raffigurata intenta a decapitare Oloferne con una scimitarra, mentre alla scena assiste una vecchia serva che sorregge con le mani il drappo contenente il cesto nel quale va conservata la testa. Si dice che Caravaggio abbia dipinto il quadro pensando alla storia di Beatrice Cenci, che, insieme alla matrigna e al fratello, uccisero il padre, dopo averlo addormentato con l'oppio.

L'artista francese Jean-Louis André Théodore Géricault nel suo Teste di giustiziati studiò i cadaveri e le teste mozzate dei giustiziati per la realizzazione della sua famosa Zattera della Medusa (1818). Fortemente influenzati dal luminismo di Caravaggio e dalla monumentalità dei corpi di Michelangelo, i lavori di Gericault si concentrano sulla
rappresentazione di temi sociali scomodi, trasfigurati attraverso il medium della mitologia o ritratti in tutta la loro crudezza realistica. Gli studi fisiognomici sull'espressione dei malati mentali e quelli anatomici sulle teste mozzate dei condannati a morte offrono allo spettatore immagini di una sconcertante modernità. Il pittore si procurava i "modelli" grazie all'amicizia  di infermieri e medici dell'ospedale di Bicetre, che gli fornivano tali resti macabri.
Saturno che divora i suoi figli è un dipinto del pittore spagnolo Francisco Goya, realizzato negli anni tra il 1819 e il 1823, conservato nel museo del Prado a Madrid. Rappresenta un tema mitologico: il dio Saturno (romano, o Crono presso i Greci), essendogli stato profetizzato che uno dei suoi figli lo avrebbe soppiantato, era solito divorarli al momento stesso della loro nascita. L'opera fa parte della serie detta delle "Pitture nere", serie di tredici dipinti realizzati da Goya sulle pareti della propria casa ("Quinta del Sordo", o "Villa del sordo"), a Manzanares, presso Madrid, dove abitò negli anni tra il 1819 e il 1823. È realizzata con pittura a olio su intonaco. 
Volto della guerra, dipinto da Salvador Dalì tra il 1940 e il 1941, è la rappresentazione dell'angoscia generata dal conflitto che imperversava in Europa. Dipinto quando l'artista era già al sicuro negli Stati Uniti trasmette tutta l'angoscia e la paura  dell'autore. Nel dipinto, in primo piano, su un paesaggio desertico, vuoto fino all'orizzonte, è rappresentata la maschera della morte; la sole presenze vive sono i vermi-rettili che fuoriescono minacciosi, ma che non trovano nulla su cui avventarsi. Le orbite e la bocca sono occupati da teschi, i quali contengono altri teschi, che ci lasciano intuire che quella che vediamo sia solo una delle infinite facce della guerra. I colori predominanti sono il giallo e il marrone. In basso a destra della tela c'è l' impronta della mano di Dalì. La prospettiva angosciosa della figura, indica la moltiplicazione all' infinito del male totale causato dalla guerra, portatrice di morte e distruzione. Nel 1941 Dalì sviluppò lo stesso soggetto durante l' ideazione di alcune sequenze di incubo nel film "Moontide", ma le scene inventate furono rifiutate dai tecnici per gli accessori orribili che avrebbero richiesto.

Francis Bacon, pittore irlandese morto nel 1992, è riuscito però in varie sue opere a mettere insieme il nuovo angosciato senso dell’esistenza a una rappresentazione che fa emergere ancora, anche se in forma diversa, il senso del macabro e dell’orrore: il suo quadro in questo senso più rappresentativo è forse lo Studio del ritratto di Innocenzo X, una riproposizione con modifiche di un celebre quadro di Diego Velázquez di tre secoli prima. Mentre il ritratto originale celebrava la potenza del romano Giovanni Battista Pamphilj, anche fautore del giubileo del 1650 e della sistemazione di Piazza Navona, la versione di Bacon (conservata a Des Moines, in Iowa) mostra un papa lugubre e urlante, perfino grottesco, in cui al rosso papale si sostituiscono il viola e il nero.

http://www.caffeinamagazine.it/2014-10-20-12-41-28/il-quadro/4231-l-horror-prima-dell-horror-dieci-quadri-da-paura

martedì 28 ottobre 2014

Shamdasani: “L’individuo è una porta. A mio parere non è semplicemente questione di risolvere le nevrosi individuali, la sofferenza individuale, ma di affrontare gli aspetti nei quali la sofferenza individuale si interseca, aderisce, ha un legame diretto con i problemi collettivi.”



«Shamdasani:
“L’individuo è una porta. A mio parere non è semplicemente questione di risolvere le nevrosi individuali, la sofferenza individuale, ma di affrontare gli aspetti nei quali la sofferenza individuale si interseca, aderisce, ha un legame diretto con i problemi collettivi.”

James Hillman:
“E il più grandi tutti i problemi collettivi, come si diceva, è la soppressione dei morti. Non udire le voci della storia. Non udire ciò che abbiamo perduto. E la paura dei morti, la paura della morte tipica della nostra cultura.”

Shamdasani:
E’ il tema del Libro Rosso: “Per vederci chiaro ci è necessario il rigore della morte” (Jung).»

(tratto da “Il lamento dei morti – La psicologia dopo il Libro Rosso di Jung”, di Sonu Shamdasani e James Hillman)

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"I morti non sono assenti,
sono esseri invisibili."
(Sant'Agostino)






venerdì 24 ottobre 2014

Edward Hall. La Dimensione Nascosta. Comunicazione non verbale: 4 distanze prossemiche. In pochi conoscono la prossemica come disciplina che studia la struttura inconscia dei microspazi che intercorrono fra gli uomini, ma in molti sanno bene che la distanza interpersonale che separa persone e ambiente è fondamentale per sentirsi a proprio agio. Non ti mette forse a disagio uno sconosciuto che ti parla standoti troppo vicino? Probabilmente sì, perché invade il tuo microspazio personale. Chiarito il concetto di spazio prossemico o zona prossemica, è importante scoprire le 4 distanze prossemiche individuate da Edward Hall, maestro di questa disciplina e che pubblicò nel 1966 “La Dimensione Nascosta” a tutt’oggi reputato la Bibbia della prossemica. 4 distanze prossemiche


Comunicazione non verbale: 4 distanze prossemiche....
In pochi conoscono la prossemica come disciplina che studia la struttura inconscia dei microspazi che intercorrono fra gli uomini, ma in molti sanno bene che la distanza interpersonale che separa persone e ambiente è fondamentale per sentirsi a proprio agio. Non ti mette forse a disagio uno sconosciuto che ti parla standoti troppo vicino? Probabilmente sì, perché invade il tuo microspazio personale.
Chiarito il concetto di spazio prossemico o zona prossemica, è importante scoprire le 4 distanze prossemiche individuate da Edward Hall, maestro di questa disciplina e che pubblicò nel 1966 “La Dimensione Nascosta” a tutt’oggi reputato la Bibbia della prossemica.

4 distanze prossemiche.
Le distanze prossemiche che ora andremo a descrivere definiscono le zone prossemiche nelle quali ognuno di noi si sente a proprio agio a seconda dei contesti nei quali ci troviamo e dalle persone che vi entrano.
La prima di cui parliamo è la distanza intima che abbatte le distanze fra simili: parte da 0 centimetri e arriva fino ai 45. Si tratta appunto di quella distanza che gestisce i rapporti intimi che non di rado non disdegnano il contatto fisico. E’ una distanza comunemente nota fra madre e figlio, ma anche fra partner: il contatto fisico in questi casi non crea né soggezione, né fastidio. Questo genere di distanza consente di percepire l’odore dell’altro, il calore ed è possibile addirittura percepirne le emozioni. In linea di massima gli sguardi diretti sono poco frequenti e il tono della voce si fa nettamente più basso.

La distanza personale vede due interlocutori lontani dai 45 ai 70-100 centimetri. Normalmente consentiamo una vicinanza di questo genere ad amici o a persone per le quali proviamo attrazione. Chi interagisce ad una distanza personale infatti può toccarsi e scambiarsi sguardi con una certa frequenza eppure l’odore non è facilmente percepibile.

La distanza sociale prevede invece una lontananza fra individui che si aggira fra i 120 ed i 200 centimetri. Regola rapporti formali e normalmente è la distanza richiesta quando si interagisce con impiegati negli uffici, con dipendenti e colleghi.

Infine la distanza pubblica impone una distanza che va oltre i 2 metri. A queste distanze ci si percepisce come elementi facenti parte dell’ambiente, per quanto l’attenzione viene richiamata e diventa eccitazione quando la persona che si intravede a distanza è un personaggio pubblico o famoso.

È bene ricordare che quando si eliminano le distanze fra interlocutori anche il comportamento cambia notevolmente: se si sta a breve distanza la voce si fa più bassa, gli sguardi diretti diminuiscono e le gesticolazioni lasciano spazio al contatto fisico.

Chi è importante si fa distante.
Ad incrementare la sfera prossemica ci pensa normalmente lo status dell’individuo: non solo la zona intesa come personale aumenta all’aumentare della posizione sociale o lavorativa, ma non di rado, dirigenti o membri dell’esercito graduati commettono il grave errore di non rispettare, consciamente o inconsciamente le distanze intime dei propri dipendenti e subordinati creando in questi un ovvio senso di disagio.

Caldo vicino, freddo distante.
Altri elementi in grado di influenzare in positivo o negativo la distanza prossemica sono quelli etnici, di cui abbiamo già parlato in precedenza: nelle popolazioni calde del mondo le distanze prossemiche comunemente accettate sono nettamente inferiori rispetto a quelle valide per i paesi freddi del mondo. Basti pensare che gli inglesi, i rappresentanti più noti della cultura del non contatto, mantengono una distanza media di due metri con gli interlocutori.

Emozioni, storia personale e sesso
Le distanze prossemiche possono inoltre essere influenzate dallo stato d’animo momentaneo di un individuo (quando siamo nervosi ad esempio, tolleriamo meno la violazione del nostro spazio), ma anche dalla propria storia personale (chi ha subito violenze è particolarmente sensibile all’invadenza del proprio spazio prossemico). Il sesso è un altro componente capace di influenzare le distanze prossemiche: le donne in linea di massima gradiscono maggiormente, se messe a confronto con gli uomini, un avvicinamento frontale, non apprezzando invece gli avvicinamenti laterali.

L’importanza del contesto
Se ci fai caso è anche l’ambiente circostante a dettare legge in fatto di distanze: se ti trovi in un quartiere malfamato, è probabile che reputerai tutte le persone aggressive e pericolose, non apprezzandone l’avvicinamento. Scientificamente è dimostrato che lo spazio prossemico aumenta a dismisura quando abbiamo a che fare con un carcerato o con un individuo che reputiamo violento.

Ricorda che…
Si tratta di concetti che devi tener bene a mente, specie se hai a che fare spesso con estranei e stranieri per questioni lavorative: invadere lo spazio prossemico di un cliente o di un dipendente può creare una sensazione di disagio capace di limitare la positività dell’incontro o la produttività del collega.

Non entrare nello spazio altrui
Il seguente video è stato realizzato dalla compagnia aerea KLM e mostra una serie di “esperimenti divertenti” realizzati in aeroporto, per evidenziare quanto sia importante per ognuno il proprio spazio personale e come il violarlo porti al disagio immediato. Naturalmente la compagnia aerea crea un associazione tra le poltrone della propria business class e il confort che si ha quando gli sconosciuti sono ad una certa distanza dal nostro spazio prossemico.
Guarda il video, oltre che interessante è divertente.






domenica 19 ottobre 2014

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