giovedì 19 settembre 2013

Distaccati da ogni pensiero e da ogni ogni emozione, distaccati da ogni cosa proprio come se fosse un sogno.


Distaccati da ogni pensiero e da ogni ogni emozione, distaccati da ogni cosa proprio come se fosse un sogno. In realtà l'universo non è altro che uno straordinario sogno in cui l'amore è il collante di ogni forma di vita. Con questo distacco tutto diventa possibile e divieni un silenzioso meditatore che osserva un fiume. Non cerchi di fermare il corso dell'acqua, rimani in osservazione poiché il flusso segue il suo corso incessantemente. Accetta tutto ciò che vive dentro di te senza giudicarlo, non reprimere, lascia che tutto scorra. Vivere godendoti il presente ti permette di collegarti immediatamente alle tue sensazioni che conoscono ogni cosa, poiché quelle sono le sensazioni dell'intero universo. Tu sei in tutte le cose esistenti.

mercoledì 18 settembre 2013

Nichita Stanescu. Sappiamo che uno per uno fa uno ma un unicorno per una pera non sappiamo quanto fa. Sappiamo che cinque meno quattro fa uno ma una nube meno un vascello non sappiamo quanto fa. Sappiamo, noi sappiamo, che otto diviso otto fa uno ma un monte diviso una capra non sappiamo quanto fa. Sappiamo che uno più uno fanno due ma io e te non sappiamo, ahimé, non sappiamo quanto facciamo.



Sappiamo che uno per uno fa uno
ma un unicorno per una pera
non sappiamo quanto fa.
Sappiamo che cinque meno quattro fa uno
ma una nube meno un vascello
non sappiamo quanto fa.
Sappiamo, noi sappiamo, che otto
diviso otto fa uno
ma un monte diviso una capra
non sappiamo quanto fa.
Sappiamo che uno più uno fanno due
ma io e te non sappiamo,
ahimé, non sappiamo quanto facciamo.

Ah, ma una coltre
per una lepre
fa una rossa, certo,
una verza divisa una bandiera
fa un maiale,
un cavallo meno un tranvai
fa un angelo,
un cavolo più un uovo
fa un astragalo…

Solo tu ed io
moltiplicati, divisi
sommati e sottratti
restiamo uguali...

Muori nella mia mente!
Tornami nel cuore!

Nichita Stanescu - Altra Matematica





Questa è logica fenomenica.


Nel mondo non esiste nè Spirito nè Materia : la "Stoffa dell'Universo" è SPIRITO-MATERIA




"Nel mondo non esiste nè Spirito nè Materia : la "Stoffa dell'Universo" è SPIRITO-MATERIA".
Teilhard de Chardin

immagine : Clavis Artis.MS.Verginelli-Rota.V2.018, pubblicato in Germania nel tardo XVII o primo XVIII secolo e pseudoepigraficamente attribuito al persiano Zoroaster (Zarathustra)



ne sono convinta, la materia è solo la parte densa dello spirito, ma noi, che siamo educati a separare, fatichiamo tanto ad afferrare il concetto dell' UNO

martedì 17 settembre 2013

Elif Shafak. Estremamente delicata e sorprendentemente forte, la seta è come l'amore. I bachi, emergendo dal bozzolo, distruggono la seta da loro stessi prodotta. Per questo gli allevatori devono scegliere tra seta e baco. Nella maggior parte dei casi uccidono il baco mentre è ancora nel bozzolo, per poterne estrarre la seta intatta. Occorre il sacrificio di centinaia di bachi per produrre una sola sciarpa



Estremamente delicata e sorprendentemente forte, la seta è come l'amore.
I bachi, emergendo dal bozzolo, distruggono la seta da loro stessi prodotta.
Per questo gli allevatori devono scegliere tra seta e baco.
Nella maggior parte dei casi uccidono il baco mentre è ancora nel bozzolo, per poterne estrarre la seta intatta.
Occorre il sacrificio di centinaia di bachi per produrre una sola sciarpa.


Regina Esmeralda:
Film pietoso. Leggettevi prima il libro ed immaginate gente...poi guardate il film e rimarrete estremamente delusi.
 Elif Shafak, da "Le Quaranta Porte"

giovedì 12 settembre 2013

Bayle. Come è ammissìbile che Dio abbia scelto, fra tutti gli altri sistemi, quello le cui conseguenze devono inevitabilmente determinare il dolore delle creature sensibili?

Come è ammissìbile che Dio abbia scelto, fra tutti gli altri sistemi, quello le cui conseguenze devono inevitabilmente determinare il dolore delle creature sensibili?
Pierre Bayle




È una domanda lecita, e ragionevolmente, le alternative ipotizzabili non si limitano a:
"dio non esiste" e "dio è malvagio".





Siamo abitati dal paradosso, da un dottor Jekyll e da un mister Hyde, che Jung ha tanto bene espresso con le sue parole, che mi risuonano sempre.."Solo il paradosso é capace di abbracciare , anche se soltanto approssimativamente, la pienezza della vita".Dobbiamo convivere con l'ombra che ci abita, tra apollineo e dionisiaco, il ricorso a Dio é solo un escamotage consolatorio proiettivo di un malessere a cui non possiamo e non sappiamo dare risposte...dobbiamo solo conviverci.
Sartre aveva descritto l'uomo così: "Increato, senza alcuna ragion d'essere, quest'essere é l'uomo o come dice Heidegger la realtà umana". Ma questa visione nihilista può essere riscattata, a mio avviso, riuscendo a fare della nostra vita la nostra passione.
(Enzo Paci, ma lo diceva anche Jung, nella sua autobiografia) durante il tempo concessoci di vivere, finché Atropo "colei che non può essere dissuasa ", non tagli quel filo sottile che ci lega alla vita.





E' ovvio che dietro la domanda c'è un grosso tentativo di scardinamento del concetto di dio.
Il Dizionario storico critico di Bayle ha influenzato la nascita dell'illuminismo.






Non dico che dio non esiste ma certamente non è quello che ci hanno propinato x millenni.





il dolore e il piacere sono gli elementi necessari affinché le creature sensibili imparino a muoversi nel mondo senza rischiare di perire prima del dovuto.





Può darsi che Dio abbia creato questo sistema di cose proprio per mettere alla prova le sue creature... anzi, più pene gli manda e maggiore sarebbe la considerazione e la ricompensa che POI a tale creatura spetterebbe... sempre ammesso che tale creatura non si sia fatta nel frattempo corrompere

mercoledì 11 settembre 2013

Gabriele Policardo. C'e' qualcosa di magico che si attiva quando i due emisferi del cervello iniziano a comunicare, portando alla luce soluzioni misteriose, incredibili, che sembrano venire da altri mondi ma sono in realtà solo la creazione dell’uomo, nel suo aspetto unico e sacerdotale di ponte tra mondo visibile e invisibile. E tra una persona e la propria guarigione. Nella costante ricerca di quel sovrasenso che, dall’invisibile al visibile, può sbloccare una vita, permettendo che torni a fluire l’amore ostacolato, portando via ogni dolore e conflitto


Quando si cambia molto in fretta, gli altri restano come spettatori congelati e con loro iniziano i silenzi. Anche le persone con cui si condividono amicizie o relazioni da anni, se non seguono allo stesso passo, restano indietro, appesantite e rallentate dalla loro paura o dal rifiuto del cambiamento. È molto triste, ma è il loro modo di non cambiare che li tiene lontani, che ci fa sentire a un certo punto irrimediabilmente estranei. Del resto, noi abbiamo capito che è la scoperta a tenerci in vita, la ricerca di un Io più grande — quello che Jung chiamava processo di «individuazione». Sembra che loro non ci capiscano più: in effetti, siamo noi a non capire loro. Non capiamo come si possa amare più un’abitudine che una guarigione, un dolore antico rispetto a una piccola o grande liberazione, un sapere di essere qualcosa, un difenderlo, piuttosto che il lasciarsi sommergere da nuovi territori, sconosciuti e profondi.
Gabriele Policardo


C'e' qualcosa di magico che si attiva quando i due emisferi del cervello iniziano a comunicare, portando alla luce soluzioni misteriose, incredibili, che sembrano venire da altri mondi ma sono in realtà solo la creazione dell’uomo, nel suo aspetto unico e sacerdotale di ponte tra mondo visibile e invisibile. E tra una persona e la propria guarigione. Nella costante ricerca di quel sovrasenso che, dall’invisibile al visibile, può sbloccare una vita, permettendo che torni a fluire l’amore ostacolato, portando via ogni dolore e conflitto. 
Gabriele Policardo






 



Rosanna Pizzo Rappresentazione che immediatamente non può non evocare l'amore tormentato e sublime, strano binomio tra l'amore e la morte e dell'amore oltre la morte, che legò l'imperatore Adriano a questo splendido giovane che si chiamava Antinoo, narrato con appassionata partecipazione, tanto, secondo me da prendere il lettore, quasi tirandovelo dentro, da Marguerite Yourcenar


Parigi , Museo del Louvre
Antinoo Mondragone - 130 d.C. Così denominato poichè posseduto dal XIX secolo dalla famiglia Borghese che lo custodiva nella villa Mondragone a Frascati, vicino Roma. Il busto è di dimensioni notevoli, misura in altezza 95 cm.




Rappresentazione che immediatamente non può non evocare l'amore tormentato e sublime, strano binomio tra l'amore e la morte e dell'amore oltre la morte, che legò l'imperatore Adriano a questo splendido giovane che si chiamava Antinoo, narrato con appassionata partecipazione, tanto, secondo me da prendere il lettore, quasi tirandovelo dentro, da Marguerite Yourcenar




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