venerdì 2 gennaio 2015

Sándor Márai. La braci. Alle domande più importanti si finisce sempre per rispondere con l'intera esistenza. Non ha importanza quello che si dice nel frattempo, in quali termini e con quali argomenti ci si difende. Alla fine, alla fine di tutto, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza. Essi sono: Chi sei?... Cosa volevi veramente?... Cosa sapevi veramente?... A chi e a che cosa sei stato fedele o infedele?... Nei confronti di chi o di che cosa ti sei mostrato coraggioso o vile?... Sono queste le domande capitali. E ciascuno risponde come può, in modo sincero o mentendo; ma questo non ha molta importanza. Ciò che importa è che alla fine ciascuno risponde con tutta la propria vita

«Come le persone appartenenti allo stesso gruppo sanguigno sono le uniche che possano donare il loro sangue a chi è vittima di un incidente, così anche un'anima può soccorrerne un'altra solo se non è diversa da questa, se la sua concezione del mondo è la stessa, se tra loro esiste una parentela spirituale.»
Sándor Márai, Le braci (titolo originale A gyertyák csonkig égnek, letteralmente "bruciare le candele fino in fondo"), 1942.


In ogni vero uomo c'è una certa ritrosia, come se egli volesse precludere una parte del suo essere, della sua anima, alla donna amata, come se le dicesse: «Ti concedo di arrivare fino a qui, mia cara, e non oltre. Ma qui, nella settima stanza, ci voglio restare da solo». Le donne stupide impazziscono di rabbia. Quelle intelligenti si intristiscono, si lasciano prendere dalla curiosità, ma alla fine se ne fanno una ragione.
Sándor Márai


La maggior parte delle persone non sa amare né lasciarsi amare, perché è vigliacca o superba, perché teme il fallimento. Si vergogna a concedersi a un’altra persona, e ancor più ad aprirsi davanti a lei, poiché teme di svelare il proprio segreto… Il triste segreto di ogni essere umano: un gran bisogno di tenerezza, senza la quale non si può resistere
Sándor Márai





Alle domande più importanti si finisce sempre per rispondere con l'intera esistenza.
Non ha importanza quello che si dice nel frattempo, in quali termini e con quali argomenti ci si difende. Alla fine, alla fine di tutto, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza. Essi sono: Chi sei?... Cosa volevi veramente?... Cosa sapevi veramente?... A chi e a che cosa sei stato fedele o infedele?... Nei confronti di chi o di che cosa ti sei mostrato coraggioso o vile?... Sono queste le domande capitali. E ciascuno risponde come può, in modo sincero o mentendo; ma questo non ha molta importanza. Ciò che importa è che alla fine ciascuno risponde con tutta la propria vita”.
Sándor Márai, “La braci”


E come le persone appartenenti allo stesso gruppo sanguigno sono le uniche che possono donare il loro sangue a chi è vittima di un incidente, così anche un’anima può soccorrerne un’altra solo se non è diversa da questa, se la sua concezione del mondo è la stessa, se tra loro esiste una parentela spirituale.Sándor Márai, “Le braci”


Non è vero che il destino si introduce alla cieca nella nostra vita:
esso entra dalla porta che noi stessi gli abbiamo spalancato,
facendoci da parte per invitarlo ad entrare.
Sándor Márai, “Le braci”



«Gli uomini non sanno nulla di se stessi. Parlano sempre dei loro desideri e camuffano ostinatamente i loro pensieri più segreti. Se impari a riconoscere le menzogne degli uomini, noterai che essi dicono sempre cose diverse da ciò che pensano e vogliono davvero».
Sándor Márai, “Le braci”.


"Ho compreso tutto. Che cosa vuoi che ti dica?…si invecchia un po’ alla volta: in un primo momento si attenua la voglia di vivere e di vedere i nostri simili. A poco a poco prevale il senso della realtà, ti si chiarisce il significato delle cose, ti sembra che gli eventi si ripetano in maniera fastidiosa e monotona. Anche questo è un segno di vecchiaia. Quando ormai ti rendi conto che un bicchiere non è altro che un bicchiere e che gli uomini, qualunque cosa facciano, sono solo creature mortali.....
Poi invecchia il tuo corpo: non tutto in una volta, certo, invecchiano per primi gli occhi, oppure le gambe, lo stomaco, il cuore. Si invecchia così, un pezzo dopo l’altro. Poi a un tratto invecchia la tua anima: anche se il corpo è effimero e mortale, l’anima è ancora mossa da desideri e ricordi e cerca ancora la gioia. E quando scompare anche questo anelito alla gioia, restano solo i ricordi e la vanità di tutte le cose; a questo stadio si è irrimediabilmente vecchi
Un giorno ti svegli e non sai più perché ti sei svegliato. Conosci già esattamente quello che il giorno presenterà alla tua vista: la primavera o l’inverno, gli scenari abituali, le condizioni atmosferiche, l’ordine dei fatti. Nulla di sorprendente può ormai accadere: non ti sorprendono più neanche gli eventi inattesi, insoliti o raccapriccianti, perchè conosci tutte le probabilità, hai previsto già tutto e non ti aspetti più nulla, né in bene né in male… e questa è la vera vecchiaia. Eppure qualcosa è ancora vivo nel cuore, un ricordo, una qualche speranza vaga e nebulosa, c’è qualcosa che vorresti ancora dire o apprendere. Un giorno, lo sai bene, quel momento arriverà e allora, tutt’a un tratto, apprendere e affrontare la verità non ti sembrerà più tremendamente importante come avevi supposto durante i decenni di attesa. L’uomo comprende il mondo un pò alla volta e poi muore. Scopre le cause nascoste dei fenomeni e delle azioni umane. Il linguaggio simbolico dell’inconscio…perchè gli uomini ricorrono a un linguaggio simbolico per comunicare i loro pensieri, te ne sei accorto?…
Gli uomini non sanno nulla di se stessi. Parlano sempre dei loro desideri e camuffano ostinatamente i loro pensieri più segreti. Se impari a riconoscere le menzogne degli uomini, noterai che essi dicono sempre cose diverse da ciò che pensano e vogliono davvero. Allora la vita si fa quasi divertente. Poi un giorno arrivi a comprendere la verità: vuol dire che sono arrivate la vecchiaia e la morte. Ma a quel punto non si prova più dolore."
Sandor Marai, Le braci


Ho compreso tutto. Che cosa vuoi che ti dica?…si invecchia un po’ alla volta: in un primo momento si attenua la voglia di vivere e di vedere i nostri simili. A poco a poco prevale il senso della realtà, ti si chiarisce il significato delle cose, ti sembra che gli eventi si ripetano in maniera fastidiosa e monotona. Anche questo è un segno di vecchiaia. Quando ormai ti rendi conto che un bicchiere non è altro che un bicchiere e che gli uomini, qualunque cosa facciano, sono solo creature mortali.
Poi invecchia il tuo corpo: non tutto in una volta, certo, invecchiano per primi gli occhi, oppure le gambe, lo stomaco, il cuore. Si invecchia così, un pezzo dopo l’altro. Poi a un tratto invecchia la tua anima: anche se il corpo è effimero e mortale, l’anima è ancora mossa da desideri e ricordi e cerca ancora la gioia. E quando scompare anche questo anelito alla gioia, restano solo i ricordi e la vanità di tutte le cose; a questo stadio si è irrimediabilmente vecchi.
Un giorno ti svegli e non sai più perché ti sei svegliato. Conosci già esattamente quello che il giorno presenterà alla tua vista: la primavera o l’inverno, gli scenari abituali, le condizioni atmosferiche, l’ordine dei fatti. Nulla di sorprendente può ormai accadere: non ti sorprendono più neanche gli eventi inattesi, insoliti o raccapriccianti, perchè conosci tutte le probabilità, hai previsto già tutto e non ti aspetti più nulla, né in bene né in male… e questa è la vera vecchiaia. Eppure qualcosa è ancora vivo nel cuore, un ricordo, una qualche speranza vaga e nebulosa, c’è qualcosa che vorresti ancora dire o apprendere. Un giorno, lo sai bene, quel momento arriverà e allora, tutt’a un tratto, apprendere e affrontare la verità non ti sembrerà più tremendamente importante come avevi supposto durante i decenni di attesa. L’uomo comprende il mondo un po’ alla volta e poi muore. Scopre le cause nascoste dei fenomeni e delle azioni umane. Il linguaggio simbolico dell’inconscio…perchè gli uomini ricorrono a un linguaggio simbolico per comunicare i loro pensieri, te ne sei accorto?…
Gli uomini non sanno nulla di se stessi. Parlano sempre dei loro desideri e camuffano ostinatamente i loro pensieri più segreti. Se impari a riconoscere le menzogne degli uomini, noterai che essi dicono sempre cose diverse da ciò che pensano e vogliono davvero. Allora la vita si fa quasi divertente. Poi un giorno arrivi a comprendere la verità: vuol dire che sono arrivate la vecchiaia e la morte. Ma a quel punto non si prova più dolore.
Sandor Marai, Le braci




«Il dolore è passato. La vita lo ha trasformato in qualcos’altro; dopo averlo provato, dopo aver singhiozzato, lo si nasconde agli occhi del mondo come una mummia da custodire nel padiglione funerario dei ricordi. Passa anche il dolore provocato dall’amore, non credere. 
Rimane il lutto, una specie di cerimonia ufficiale della memoria. Il dolore era altro: era urlo animalesco, anche quando stava in silenzio. È così che urlano le bestie selvatiche quando non comprendono qualcosa nel mondo – la luce delle stelle o gli odori estranei – e cominciano ad avere paura e ululare. Il lutto è già un dare senso, una ragione e una pratica. Ma il dolore un giorno si trasforma, la vanità e il risentimento insiti nella mancanza si prosciugano al fuoco purgatoriale della sofferenza, e rimane il ricordo, che può essere maneggiato, addomesticato, riposto da qualche parte. È quel che accade ad ogni idea e passione umane».
Sándor Marái, “Il gabbiano”, Adelphi, Milano (traduzione di Laura Sgarioto)




Commettiamo sempre peccato quando non ci accontentiamo di quello che il mondo ci offre spontaneamente, di ciò che una persona ci dà per libera scelta, è sempre peccato tendere rapidamente la mano per carpire il segreto di un altro. Perché non cerca di vivere più modestamente, senza tutte queste pretese affettive?… L'amore, quello vero, è paziente, mia cara figliola. L'amore è infinito e sa attendere.
Sándor Márai, da La donna giusta


Lui pensava che la parola fosse veleno. In ogni parola c'è un veleno amaro.
Che si può mandare giù solo se ben diluito.
Sándor Márai, da La donna giusta



«Nella vita ci sono momenti del genere, in cui si prova una sorta di vertigine e si vede tutto con assoluta lucidità: si riscoprono energie e potenzialità nascoste e si comprende perché si è stati troppo codardi o troppo deboli. E sono i momenti in cui la nostra vita cambia. Arrivano all'improvviso, come la morte, o una conversione».
Sándor Márai, “Le donna giusta”


Un giorno mi sono svegliata, mi sono messa a sedere sul letto e ho sorriso.
Non sentivo più alcun dolore. E improvvisamente ho capito che non c’è nessuna persona giusta.
Non esiste né in terra né in cielo né da nessun’altra parte, puoi starne certa. esistono soltanto le persone, e in ognuna c’è un pizzico di quella giusta, ma in nessuna c’è tutto quello che ci aspettiamo e speriamo. nessuna racchiude in sé tutto questo, e non esiste quella certa figura, l’unica, la meravigliosa, la sola che potrà darci la felicità. esistono delle persone, e in ognuna ci sono scorie e raggi di luce, tutto..
Sándor Márai, La donna giusta


«Improvvisamente ho capito che non c'è nessuna persona giusta. Non esiste né in terra né in cielo né da nessun'altra parte, puoi starne certa. Esistono soltanto le persone, e in ognuna c'è un pizzico di quella giusta, ma in nessuna c'è tutto quello che ci aspettiamo e speriamo. Nessuna racchiude in sé tutto questo, e non esiste quella certa figura, l'unica, la meravigliosa, la sola che potrà darci la felicità. Esistono soltanto delle persone, e in ognuna ci sono scorie e raggi di luce, tutto…».
Sandor Marai, “La donna giusta”



Nella vita ci sono momenti del genere, in cui si prova una sorta di vertigine e si vede tutto con assoluta lucidità: si riscoprono energie e potenzialità nascoste e si comprende perché si è stati troppo codardi o troppo deboli.
E sono i momenti in cui la nostra vita cambia.
Arrivano all’improvviso, come la morte, o una conversione.
Prima o poi la vita ti dà tutto, basta saper aspettare.
Sandor Marai, “La donna giusta”



Un giorno anche noi diventiamo adulti, e scopriamo che la solitudine, quella vera, scelta consapevolmente, non è una punizione, e nemmeno una forma morbosa e risentita di isolamento, né un vezzo da eccentrici, bensì l'unico stato davvero degno di un essere umano. E a quel punto non è più tanto difficile da sopportare. È come poter vivere per sempre in un grande spazio e respirare aria pura.
Sándor Márai



«La cosa più bella della vita è questa, assaporare ancora una volta il mattino di maggio, lasciare che il nostro volto sia inondato dal profumo e dai vapori della sfavillante luce primaverile, e sapere che la vita è alle nostre spalle e non vi è più nulla che ci faccia veramente male, le donne possono mentirci quanto vogliono, gli uomini possono far man bassa di denaro e scervellarsi sui loro biechi intrallazzi, mentre noi sappiamo che la vita procede con indifferenza, insieme a noi e senza di noi, e tutto ciò che ci ha fatto soffrire si dissolve nel tempo e nella luce del sole, così come la nebbia mattutina si dissolve sul Danubio al tocco della luce di maggio.»
Sándor Márai, Sindbad torna a casa, a cura di Marinella D'Alessandro, Adelphi, 2013.



Per molto tempo crediamo di conoscere la natura dei nostri desideri, delle nostre inclinazioni e dei nostri stati d'animo. Ma poi arriva un attimo in cui un'esplosione assordante ci avverte che viviamo in luoghi diversi da quelli in cui vorremmo vivere, che non ci occupiamo delle cose per cui abbiamo attitudine, che cerchiamo i favori o suscitiamo la collera di persone con cui non abbiamo nulla in comune, mentre ci manteniamo distanti, sordi e indifferenti nei confronti delle persone di cui proviamo nostalgia e a cui siamo legati da un vincolo profondo. Chi non presta ascolto a un tale avvertimento rischia di vivere una vita goffa e dimezzata, senza mai essere veramente se stesso. Non è un sogno, e neanche un "sogno a occhi aperti": è uno strano, rapinoso stato d'animo quello che ci rivela quali siano i nostri compiti, i nostri obblighi e il nostro destino, e che cosa, nella nostra vita, appartenga esclusivamente a noi; questi istanti ci mostrano ciò che vi è di personale nella nostra esistenza, quello che entro i limiti angusti della condizione umana costituisce l'essenza specifica dell'individualità. In tali momenti non mi sono mai attardato a riflettere, ho sempre obbedito al segnale senza la minima esitazione, con la placidità di un sonnambulo.
Sàndor Marai, Confessioni di un borghese



«Si può entrare in contatto con le persone anche senza parlare. C'è un modo di entrare in contatto tra esseri umani più percettivo e affidabile della parola, fatto di sguardi, silenzi, gesti e messaggi ancora più sottili; è il modo in cui un essere umano nel suo intimo risponde al richiamo di un altro, quella silenziosa complicità che nel momento del pericolo dà alla muta domanda una risposta più inequivocabile di qualsiasi confessione o argomentazione, e il cui senso è semplicemente questo: io sono dalla tua parte, anch'io la penso così, condivido la tua preoccupazione, noi due siamo d'accordo.»
Sándor Márai, Liberazione (Szabadulás), traduzione di Laura Sgarioto, Adelphi Edizioni, 2008.




Marai morì suicida, per cui, il personaggio di cui parla, é una sua proiezione, al di là di qualunque disquisizione di carattere estetico.






La scrittura di Marai è lucida e razionale, ciò nonostante l'autore riesce a comunicare passioni e sentimenti fortissimi...Lo fa piano piano, con qualche lentezza che serve solo da corridoio di ingresso in qualche stanza la cui presenza è del tutto inaspettata! Lo amo!



Ho letto alcuni romanzi di Marai e alcuni diari.
E' uno scrittore che mostra una profonda sensibilità psicologica per le vicende dell'umana esistenza con i loro drammi, le loro aspirazioni, destini, contraddizioni... il mistero ultimo di ogni esistenza e dell'anima umana che non è possibile conoscere o svelare, o, come scrive, forse solo nel momento della morte. Certo la biografia va considerata:
nasce nel 1900: si vive due guerre, nazismo e stalinismo, l'esilio.
Le macerie della sua casa distrutta dai colpi di cannoni scambiati tra la Wermacht e l'Armata Rossa, come scrive in un diario, rappresentano "fine di un modo di vivere" che non sarebbe più tornato.
Circa il suo suicidio, dall'ultimo diario "L'ultimo dono" appare come un gesto scelto, meditato, preparato negli ultimi anni di decadenza fisica e solitudine, dopo la morte dell'amata moglie e anche del figlio. L'ultimo dono che vorrebbe sarebbe quello morire insieme a lei, non sarà così.
C'è pessimismo nella sua visione della vita, si interroga sulla "crudeltà" degli esseri umani, eppure dice anche in un suo libro: "Bisogna redimere il mondo. Solo se si crede fortemente che l’uomo possa per un miracolo redimersi il mondo si salverà".







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